Acquerello "Casotti" di Johnny Perseu [atelieredornei.blogspot.it]

mercoledì 22 maggio 2013

Dipingere con le parole

Descrizioni, descrizioni, descrizioni.. Ma come si fa a descrivere un paesaggio, un luogo, una persona senza finire per mettere giù un elenco di dettagli, di aggettivi? Rovesciando il concetto di descrizione, secondo me.
Se doveste descrivere a un amico un vostro nipotino che ha la caratteristica di essere scatenato, di combinarne di tutti i colori, difficilmente vi focalizzereste sul colore dei capelli o degli occhi, oppure sul suo modo di parlare. Molto probabilmente mettereste in evidenza le sue caratteristiche legate in qualche modo (o direttamente o per contrasto) a quella principale. Per esempio, direste: è alto così, tuttavia riesce ad arrampicarsi dappertutto, lo sgridi ma sorride sempre, eccetera. Non credo che direste: ha i capelli biondi e calza già 33.

domenica 19 maggio 2013

Inganni a fin di bene


Il lettore va un po' preso in giro, ingannato. Veramente. Bisogna farlo per il suo bene, per rendergli la lettura interessante, appassionante. Se il racconto procede in modo lineare, e tutto viene spiegato chiaramente e con ordine, il lettore viene messo a parte di una storia, ma difficilmente riuscirà ad appassionarvisi, a vivere dentro quel mondo e con quei personaggi. I protagonisti saranno immagini filiformi disegnate dal contorno di inchiostro delle lettere, non riusciranno a uscire dalla pagina. In definitiva, lo scrittore non sarà riuscito a  tradurre il proprio "sogno" in parole, e le parole non saranno adeguate a far vivere lo stesso sogno al lettore.
Per far capire che cosa intendo, voglio utilizzare un grandissimo scrittore, Mmurakami., e il suo "L'uccello che girava le viti del mondo". Ecco come Murakami gioca con il lettore sin dalla prima pagina. Sono proprio le prime righe, l'attacco.

mercoledì 15 maggio 2013

Il corpo e il cuore, ovvero: ognuno ha la sua ossessione

Ci sono atleti che si allenano un giorno dopo l'altro, maratoneti senza altro in testa che quei chilometri da percorrere, senza badare alla pioggia fredda che batte o al sole che spacca la strada. Sempre lo stesso, un giorno dopo l'altro, trascurando la famiglia, gli amici, a volte il lavoro. Una continua battaglia con sè stessi, sempre a combattere, brigare, faticare. Sempre.
Ci sono persone che scrivono. Lo fanno ogni giorno, la sera, dopo aver lavorato e aver messo a letto i bambini, lavato una caterva di piatti, preparato la tavola per la colazione del giorno dopo. Ossessivamente, grattano con la penna su quaderni, schiacciano tasti su tastiere, annotano, scrivono, scrivono, correggono e si incazzano con le parole maledette che non si piegano mai alla loro funzione. La loro ossessione non conosce domeniche o ferie, notti o pigre mattinate domenicali tra consolatorie coperte. Perché? Perché si scrive in questo modo, come se si dovesse correre la maratona di New York e si vorrebbe anche avere chance di piazzarsi decentemente?
Sono le dieci di sera, e io sto scrivendo un post. Molto modesto sotto l'aspetto letterario, ma sto pur sempre scrivendo. Perché? Perché si scrive, perchè scriviamo? E se esiste una risposta, è una risposta univoca oppure ognuno ha le proprie motivazioni, è mosso da forze differenti dagli altri?
Io scrivo perché amo leggere e amo i libri. Sinora non sono riuscito a trovare nessun'altra risposta. Amo il mondo della letteratura (non dell'editoria, ma il mondo che i libri ci fanno vivere), e scrivere è un modo per viverci dentro. E' un modo per sognare. E' uno strumento di seduzione nei confronti di sè stessi, un tentativo di conquistarsi.
Impresa impossibile, questa. Truman Capote disse: "Quando Dio ti concede un dono, ti consegna anche una frusta; e questa frusta è predisposta unicamente per l'autoflagellazione". Naturalmente il dono è stato concesso a lui, a lui e a pochi altri, ma il non possederlo rende ancora più doloroso e angosciante il processo di scrittura, perché si è costretti sempre a scontrarsi contro un risultato che è infinitamente peggiore non solo di ciò che avremmo voluto (è ovvio), ma anche di come la scrittura ha vissuto nella nostra mente, scrittura che poi nel processo di essere trasformata in parola scritta si è dimostrata poca cosa. E' come il maratoneta, che ha una mente sempre giovane, decennio dopo decennio, ma il corpo non lo segue più. Immagina la gara, se la rigira nella sua testa, finalmente si decide ad andare ad allenarsi. Sceglie le scarpe più fidate, quelle che non l'hanno mai tradito, che sono sempre state complici delle sue vittorie. Sono un poo' sformate, i colori non più brillanti, la suola con qualche crepa. Le ritrova come un amico carissimo che non vede da una vita. Si scalda, accelera, corre. E scopre che il suo corpo è poca cosa, rispetto a ciò che si aspettava il suo cuore. Sempre troppo pesante, rigido, affannato.


sabato 4 maggio 2013

L'unico, definitivo manuale di scrittura

Chi segue questo blog sa che ogni tanto mi piace riportare i consigli di scrittura di autori famosi, i trucchi o le regole che aiutano a scrivere meglio, o a essere costanti e assidui tirando fuori il meglio da sè. In passato ho parlato dei consigli di scrittura di Roddy Doyle, di Elmore Leonard, di Chuck Palaniuk e di altri. Mi piace il fascino che emanano gli elenchi di regole, che spesso sono anche divertenti da leggere e spiritose (celebri le "regole" di Umberto Eco).
Ho riletto recentemente, a distanza di molti anni dalla prima volta, Il grande Gatsby. Che cosa c'entra con le regole di scrittura, vi chiederete. C'entra eccome; perché Il grande Gatsby non è solo un romanzo. Guardato con occhio un po' attento è l'esempio in carta e inchiostro di un manuale di scrittura creativa. Oltre alla piacevolissima narrazione, da una lettura di questo romanzo c'è veramente tanto da imparare.

domenica 21 aprile 2013

"Non sto tanto male": ovvero, ognuno è prigioniero del proprio inferno

L'ho letto finalmente, questo Non sto tanto male di Gianni Zanata, che avevo già intervistato più di un anno fa. Dico finalmente perché mi è capitato di non trovarlo nella mia libreria di fiducia e non volevo ordinarlo su Ibs; ma alla fine ho ceduto e l'ho avuto tra le mani.
Due parole sulla copertina e sulla veste tipografica, che per me hanno la loro non trascurabile importanza. Il libro è un esempio riuscito di veste grafica semplice ed elegante, che attira e riassume nella foto di copertina una delle ossessioni del protagonista, Valdo, uomo di successo che dirige con spietatezza e cinismo un quotidiano.
Valdo è un uomo ossessionato, infatti. Riesce a tenere sotto controllo le proprie ossessioni solo mediante la celebrazione di riti incomprensibili, mentre vive infischiandosene del resto del mondo, chiuso solo nel suo Ego smisurato.

mercoledì 10 aprile 2013

Quali sono le tue abitudini di lettura? Il sondaggio continua

Continua il mini-sondaggio sulle abitudini di lettura. Sono solo 9 domande, richiedono al più un minuto. Ho prlungato la scadenza a fine aprile per riuscire a raccogliere più persone. Fatevi sotto!
E tu, che tipo di lettore sei?

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